
(Articolo pubblicato su Il Cittadino - Settimanale Cattolico di Genova n. 9/2026)
Ricordare l’Ambasciatore Luca Attanasio, ucciso il 22 febbraio 2021 nella Repubblica Democratica del Congo, non è un omaggio alla memoria: è assumere il suo modo di accorgersi dei poveri e le sue scelte di giustizia, è proseguirne l’impegno civile e cristiano. Con questa prospettiva Genova ha ricordato Luca Attanasio giovedì 26 febbraio scorso nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, con un incontro pubblico patrocinato dal Comune di Genova e organizzato da Luci sul Kivu e Associazione Karibuni insieme ad altre realtà tra cui Caritas Diocesana di Genova.
A ricordare e raccontare l’Ambasciatore era presente per la prima volta a Genova il padre di Luca, Salvatore Attanasio che, con la famiglia e l’Associazione Amici di Luca Attanasio, chiede verità e giustizia per la morte del figlio, avvenuta in un agguato dai contorni ancora oscuri: con lui morirono anche il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo, mentre viaggiavano in missione con il PAM, Programma Alimentare Mondiale.
“Luca era un diplomatico - ricorda Salvatore Attanasio - ucciso mentre era in missione in nome dello Stato Italiano, quello Stato che fino ad oggi non ha fatto nulla per fare luce sulla sua morte: nel processo avviato in Italia contro i funzionari del PAM, che non tutelarono a dovere l’Ambasciatore, l’Italia non si è costituita parte civile e il processo è stato archiviato per difetto di giurisdizione. La morte di Luca non è stata un caso, tutte le prove raccolte dalla sua famiglia con l’aiuto dei massimi esperti ricostruiscono il quadro di un agguato premeditato. La verità deve ancora essere svelata.”
Parlare della vicenda umana di Luca Attanasio, però, va oltre la sua biografia, porta con sé il dolore del popolo congolese e spiega perché esso ci riguarda direttamente, proprio come riguardò l’Ambasciatore: quanti lo hanno incontrato e conosciuto ricordano come Luca sapesse “mettersi gli occhiali degli altri”, guardare alla situazione di sofferenza dei congolesi con i loro occhi, soccorrerli andando oltre il suo ruolo senza mai tradirlo, vedere, comprendere, farsi carico e, ove possibile, trovare soluzioni. In una parola: “Ubuntu”.
“Io ci sono perché ci sei tu”
Lo ha chiarito con forza e passione Pierre Kabeza, attivista della Rete nazionale insieme per la pace in Congo, presente all’incontro genovese insieme a Salvatore Attanasio: “Luca è stato inviato come Ambasciatore in un paese, il mio paese, in cui la gente non ha nulla e di fatto non conta nulla, vive con meno di un euro al giorno, senza sanità, senza scuole, senza strade. Quando arriva in Congo, Luca mette gli occhiali congolesi. Sa che se vuole capire il popolo congolese deve condividerne la sofferenza. Lui è riuscito in ciò che tanti altri ambasciatori prima e dopo di lui non hanno saputo fare: unire l'impegno diplomatico e quello umanitario, sentire e praticare l’ubuntu, la solidarietà e l’accoglienza africana che recita così: io ci sono perché ci sei tu, esisto perché tu esisti.
Quel tu per Luca è stato il popolo africano: io sono Luca, ambasciatore, perché ci siete voi congolesi. Per questa sua capacità Luca è stato un ambasciatore coraggioso, che ha affrontato rischi muovendosi in un paese grande otto volte l’Italia, senza strade né ferrovie, per andare a visitare e a dare sostegno ai missionari italiani, ai cooperanti, agli imprenditori ma anche e soprattutto ai congolesi. Luca li ha incontrati, ha mangiato con loro e li ha raggiunti dove vivevano, ha aperto alla popolazione le porte dall’ambasciata, cosa che prima di lui non era possibile, perché persino nel proprio paese i congolesi non godono degli stessi diritti degli altri. Luca è stato un ambasciatore responsabile. La responsabilità di una persona la vedi nelle situazioni difficili e complesse e Luca sapeva attuare con umanità la legge che rappresentava, sapeva assumersi rischi per rispondere ai problemi della gente. Questo era Luca.”
Non un fenomeno ma un sognatore determinato e di sani principi
Quasi ad evitare la tentazione di farne un modello a parte, che manlevi la coscienza altrui, papà Salvatore avverte: “Luca non era un fenomeno né un genio, per quanto le sue doti lo abbiano premiato prima negli studi bocconiani e nel lavoro da consulente per grandi aziende, poi in diplomazia, dove ha bruciato tutte le tappe diventando Ambasciatore molto prima del consueto. Sì, aveva queste capacità ma Luca era un ragazzo normale e ciò che più ha contato nella sua vita sono stati i principi sani che lo hanno formato, appresi in famiglia, a cominciare da una granitica nonna materna, e nell’oratorio della parrocchia.


Tutte le sue scelte, dalla decisione di abbandonare un lavoro pagato benissimo per tentare la via diplomatica fino al suo modo di intendere il ruolo, sono state dettate dal desiderio di fare qualcosa di bello e di grande con la sua vita, per il suo paese, per gli altri. Luca era uno spirito libero, se riteneva di poter realizzare un progetto non mollava mai. Era un sognatore molto concreto e un missionario, un uomo semplice, empatico, determinato, fraterno, che guardava oltre il proprio naso.”
Perché il Congo RD ci riguarda
La Repubblica Democratica del Congo non è lontana. Sta dentro ai nostri telefonini e agli altri strumenti tecnologici, auto elettriche incluse. Ecco perché ci riguarda, riguarda la consapevolezza delle nostre scelte e dei nostri stili di vita. Spiega ancora Pierre Kabeza: “Il Congo è un paese dimenticato, che ha un passato di schiavitù e un presente triste: da sempre partecipa all'economia del mondo, certo, ma con il suo sangue. Quella in Congo non è una guerra civile ma una guerra di saccheggio, per sfruttare i minerali di cui il paese è ricco e che altrimenti costerebbero troppo cari ai mercati internazionali. La nostra vita di congolesi non conta nulla, contano solo le nostre ricchezze. E l’Unione Europea non è affatto senza colpe: tutti i valori che professa nel difendere l’Ucraina sono contraddetti dal suo comportamento in Congo RD, visto che nel 2024 ha firmato un accordo con il Ruanda per avere i minerali del nostro paese, minerali che il Ruanda non possiede ma che sottrae con la violenza e l’occupazione nella regione congolese del Kivu. L'Europa ha chiuso occhi, orecchi e bocca sulla nostra sofferenza. I media non ne parlano perché non conviene a nessuno. Non conviene alle nostre auto elettriche, ai nostri telefonini, alle nostre smart-tv. Sono tutte sporche del sangue congolese.”
Congo: l’impegno di Caritas Genova e la mozione del Comune
“Come Caritas Genova - ha commentato il direttore Giuseppe Armas intervenuto a chiusura dell’incontro - sentiamo la responsabilità di tenere accesa la luce sul Congo RD e sulle altre parti del mondo in cui ingiustizia e miseria sono generate dal privilegio in cui noi viviamo. Non possiamo che inginocchiarci di fronte alla fraternità e all’umanità che Luca Attanasio ha testimoniato in risposta alle sofferenze della vita che ha incontrato. Luca ha acceso una luce di coraggio, vicinanza e responsabilità che non si spegne e, se siamo qui a distanza di 5 anni, significa che siamo chiamati ad assumerci quel coraggio e a proseguirne l’impegno. Per questo Caritas rilancerà nel prossimo futuro un programma di iniziative che possa diventare un’ulteriore opportunità per dire insieme a Luca: io ci sono perché ci sei tu.”
Nei giorni scorsi anche il Consiglio comunale di Genova ha approvato a larga maggioranza una mozione sul Congo RD presentata dal consigliere comunale Si Mohamed Kaabour, che ha partecipato all’incontro insieme all’Assessore al Welfare Cristina Lodi. La mozione chiede al Comune di promuovere informazione alla cittadinanza, iniziative di solidarietà e cooperazione verso il popolo congolese, perché Genova non sia inconsapevole o indifferente e colga la stretta corresponsabilità che esiste tra la dimensione locale della vita cittadina e la globalizzazione dell’ingiustizia.
Alla figura e alla vita di Attanasio il vaticanista Fabio Marchese Ragona ha dedicato il libro “Luca Attanasio. Storia di un ambasciatore di pace”, edito da Piemme (2022).
