Settore Emergenze

La Caritas ha statutariamente il compito di “indire, organizzare e coordinare gli interventi di emergenza in caso di pubbliche calamità, che si verificano sia in Italia che all’estero”. Il suo mandato è quello di supportare le comunità ecclesiali colpite, perché l’intervento sia il più possibile coordinato, efficace e coerente con un autentico stile di servizio e di condivisione cristiana.

Le emergenze infatti provocano la Chiesa a sperimentare in modo particolare il suo essere realtà di comunione, tanto all’interno della comunità colpita quanto nei rapporti di questa con le altre comunità, tra Chiese che si riconoscono sorelle, e ad  instaurare profondi e autentici rapporti.

L’azione della Chiesa ha finalità e caratteristiche specifiche: esprimere la fraternità e la comunione di tutte le Chiese particolari verso quelle colpite dalla calamità; raggiungere ogni persona attraverso la testimonianza di un servizio rivolto a tutti, senza distinzione di posizione sociale, fede e cultura, a partire dai più deboli. Ma il valore più significativo dell’intervento da essa attivato consiste nell’essere segno di presenza e d’amore accanto alla sofferenza dei fratelli ed è: per la comunità che lo riceve, segno capace di rinsaldare i vincoli di prossimità che la calamità può avere incrinato e di sviluppare e garantire atteggiamenti di fraternità, talvolta particolarmente faticosi per chi è colpito dal dramma; per la comunità che lo offre, segno dal carattere educativo di lunga portata che insegna a far maturare uno stile di vita in cui la carità diventa attenzione, compagnia quotidiana a chi vive nel bisogno e nella necessità.

Rendere protagonista la Chiesa locale

Centrale ed insostituibile è il ruolo della Chiesa locale colpita, insieme soggetto e oggetto dell’intervento, protagonista e destinataria principale dell’azione pastorale. In questa prospettiva, il compito della Caritas diocesana coinvolta in un’emergenza di massa nel proprio territorio è quello di promuovere la testimonianza della carità, far conoscere i nuovi bisogni, individuare nuovi percorsi, progettare proposte e occasioni di impegno; in sintesi, far sì che l’emergenza sia “presa in carico” dalle parrocchie, dagli organismi di partecipazione, dalle associazioni, dai movimenti ecclesiali e, in definitiva, dalla società civile. È fondamentale quindi il ruolo di coordinamento e di animazione svolto in quest’ottica dalla Caritas.

Al centro la persona

Un’emergenza, una sciagura, là dove avviene, colpisce tutti. Ma più di tutti ne subiscono le conseguenze le persone più deboli, quali anziani, non autosufficienti, bambini, portatori di handicap, malati di mente, persone e famiglie senza o con scarso reddito. In ogni intervento bisogna porre sempre al centro la persona, vero parametro con il quale misurare il nostro costruire, il nostro progettare o riedificare il territorio, con interventi non standardizzati, ma progettati su misura di ogni persona e rispettosi della libertà e delle possibilità di ciascuno. Ciò chiede di avere sempre come priorità l’attenzione all’ascolto e all’osservazione perché solo così sarà possibile costruire risposte adeguate ai bisogni veri. Accompagnare la persona comporta ripensare costantemente le opere, gli interventi e i servizi perché siano veramente a servizio della stessa.

Il gemellaggio

Le ferite materiali, umane e spirituali provocate da una calamità, di qualsiasi natura essa sia, hanno bisogno di tempo per rimarginarsi. Essere da subito a fianco di chi soffre è gesto di grande conforto. Essere poi insieme ad affrontare le difficoltà che l’emergenza ha provocato è ragione di speranza. È a partire dal terremoto del Friuli (1976) che la proposta del gemellaggio tra la Diocesi gemellata e la Diocesi colpita da calamità, e tra le varie comunità, è diventata nel tempo, da fatto di presenza e di comunione legato all’emergenza, una prassi pastorale che coinvolge tutta la comunità cristiana e che si protrae nel tempo come legame e cammino permanente. L’esperienza dei gemellaggi ha fatto sperimentare autentici percorsi di comunione tanto all’interno della comunità colpita quanto nei rapporti di questa con le altre comunità che si riconoscono sorelle. Dentro questa esperienza sono cresciuti intensi cammini di educazione alla testimonianza della carità da parte di una molteplicità di presenze di volontariato e di servizio civile che ha interessato, in tempi e modi diversi, migliaia di giovani e di adulti, gruppi di famiglie e comunità parrocchiali: esperienze che nel concreto hanno favorito e costruito comunione, cioè esperienza di Chiesa.

Foto: Caritas Italiana
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