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Carissimi,

ci eravamo lasciati con l’ultima newsletter all’inizio di una settimana importante, densa di incontri e attività. Eccone un breve resoconto. Più altri aggiornamenti, ovviamente.

DA BANJA LUKA PER IL GEMUN

Sono già stati scritti molti articoli su questa esperienza, pubblicati su “Il Cittadino” e sul Caritas Notizie da più persone che ne hanno preso parte con ruoli diversi e vogliamo comunicare anche qui la nostra felicità per questo incontro e inquadrarla bene nel nostro progetto Banja Luka.

Le 14 ragazze sono state ospitate dal Movimento Ragazzi nella sua sede di Oregina e hanno partecipato durante i primi tre giorni al GeMUN. Nei successivi, hanno potuto incontrare e conoscere diverse realtà diocesane e pubbliche genovesi: la comunità del Servizio Civile della Caritas, i licei Leonardo Da Vinci e Grazia Deledda e ovviamente il Movimento Ragazzi. Tutto questo è stato vissuto con entusismo da parte di tutti, con la voglia di conoscersi, comunicare e scambiare le proprie esperienze. Da questo punto di vista infatti, l’accoglienza presso il Movimento Ragazzi è stata fondamentale anche come prima risposta concreta alla richiesta di Mons Komarica sull’aiuto per la pastorale giovanile, sul trasmettere ai suoi giovani che si può essere realtà attiva nella Chiesa. Ed è stato inoltre il primo passo di un vero e proprio gemellaggio tra diocesi.

 

ATTIVITÀ CATECHISMO

Venerdi 13 marzo, abbiamo avuto il primo incontro con i ragazzi che si stanno preparando al sacramento della Confermazione della parrocchia S.Giuseppe Cottolengo. Dopo aver visto insieme un video del campo di solidarietà ad Aleksinac nel 2007, Emilia gli ha raccontato il contesto socio-culturale, l’inizio dei nostri interventi e i progetti in corso. Dopo una pausa focaccia e pizza, Michela e Marco, due volontari che sono stati ad Aleksinac lo scorso agosto, hanno portato la loro testimonianza (per la quale li ringraziamo ancora tantissimo), dialogando con i ragazzini e rispondendo alle loro domande. Le cateschiste sono rimaste molto contente e ci hanno comunicato che i preparativi per la festa patronale del 17 maggio sono già iniziati. Tra l’altro hanno chiesto ai genitori le prime impressioni dei ragazzi e pare ci sia chi vorrebbe partire per andare in Serbia!

 

SEMINARIO I BALCANI E IL CAUCASO NEL XXI SECOLO

Mercoledì scorso si è tenuto il primo dei tre incontri seminariali che come ogni anno organizziamo insieme con il Dipartimento di Ricerche Europee della facoltà di Scienze Politiche. Si è trattato di un evento importante e molto intenso che ha visto come protagonista Dunja Badnjevic, famosa traduttrice e scrittrice, che ha raccontato la sua esperienza personale e famigliare. «Spesso si piange non la memoria di chi ci ha lasciato, ma quello che noi abbiamo smarrito di loro». L'incedere del racconto nel romanzo l'Isola Nuda della Badnjevic si culla nella delicata rincorsa dell'ombra lunga, sempre più attenuata dal tempo passato del padre, Esref Badnjevic. Ex partigiano jugoslavo finito a diventare nemico degli amici con cui aveva combattuto contro l'occupazione fascista e nazista della sua terra. E' il giugno del '49 quando l'Ufficio d'Informazione dei partiti comunisti condanna la politica agraria di Tito e la sua strategia di governare uno stato nazionale autonomo rispetto al ruolo guida imposto dall'Unione Sovietica. Esref rimane semplicemente coerente con la propria naturale impostazione ideologica di internazionalista. E non da cittadino comune, ma da importante e attivo quadro della resistenza jugoslava appena conclusa. La polizia non ha pietà per nessuno e lo confina nel 1951 a Goli Otok, l'isola nuda, un arido lembo di terra battuto da venti gelidi d'inverno e sconvolto dal sole cocente d'estate. Sull'isola del canale croato di Velebit, dal '49 al '54, vennero ammassate centinaia e centinaia di prigionieri politici: deportati con forza, trattati con violenza, costretti ad inutili e massacranti lavori, infine torturati quotidianamente in attesa di una conversione "politica". Esref sopravvisse al sadico trattamento riservatogli e ritornò a casa per essere nuovamente incarcerato (anche se con modalità più civili) sull'isola di san Gregorio.

L'isola nuda è il racconto di quegli anni a macchie di memoria, da parte di Dunja, intersecato armoniosamente a brani di un diario di prigionia redatto da Esref. «Scrivere è stato catartico – racconta Dunja Badnjevic – nel farlo si comprendono molte più cose rispetto agli accadimenti della vita reale. Il libro è rimasto dentro di me per decenni, ma solo dopo aver visitato fisicamente l'isola nuda ho deciso di far rivivere la testimonianza di mio padre (che all'epoca non poteva essere pubblicata, pena un'ulteriore pena carceraria). 

Avevo come voglia di riabbracciarlo, visto che in vita tra i suoi diversi periodi di prigionia e la separazione dei miei genitori non sono mai riuscita ad avere con lui un vero rapporto di affetto filiale».

Il secondo incontro seminariale si terrà il prossimo 20 aprile 2009 sempre dalle ore 15.00 alle ore 17.00 e vedrà la presenza di Danilo Capasso, ordinario di lingua e letteratura italiana che approfondirà il tema della relazione fra l'italia e i Balcani.

 

 

EMERGENZA TERRA SENTA: ULTIMI AGGIORNAMENTI DA CARITAS GERUSALEMME

La situazione a Gaza, purtroppo, non sta certo vivendo la pace auspicata, anzi, proprio ieri sono stati uccisi due militanti delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa, gruppo militante vicino al movimento politico Fatah. I problemi, al di là della politica sono tanti e riguardano soprattutto le condizioni di vita dei bambini. La caritas di Gerusalemme ci ha raccontato il caso di una bambina di 9 anni: una storia che testimonia i terribili effetti della guerra sulla condizione psicologica di chi l'ha vissuta e la sta vivendo. Fadya ha continui incubi e si sveglia ogni notte. Poche settimane fa fadya si stava preparando per andare nell'abitazione dello zio, quando la sua casa è stata colpita da un missile delle pietre contro le finestre, colpendo lei e la sua famiglia. Suo padre è stato ferito gravemente alle gambe, mentre lei e la mamma hanno subito delle ferite più lievi. Da allora però la sua vita non è più la stessa. Gli psicologi della clinica mobile della Caritas dicono che le condizioni di Fadya sono in tutto simili a quelle di molti altri bambini "Sono tutti stressati, impauriti, sconvolti. – dice Raneen Awad, un'infermiera- Vediamo che il loro comportamento quotidiano è molto mutato: bagnano il letto e hanno crisi emotive e di panico. Secondo Ann Venemen, direttrice della sede locale dell'UNICEF, circa 1500 bambini hanno subito traumi o perdite famigliari: le ripercussioni sulla loro vita saranno indelebili e, in questa fase, è necessario un supporto medico e psicologico continuo.

 

IRAN

Sono trascorsi 5 anni dal terribile terremoto che colpì la città di Bam il 26 dicembre 2003. Tuttavia l’ampiezza delle distruzioni fu tale che le fasi di ricostruzione e riabilitazione sono ancora in corso. In particolare si stanno portando avanti con cura e dedizione alcuni importanti progetti: 1. Assistenza sanitaria e Welfare ai pazienti paraplegici (costruzione di case senza barriere architettoniche, assistenza sanitaria e attività di supporto psicoterapeutico, fornitura di pasti, ); 2. Riabilitazione Professionale per altre categorie vulnerabili: Anche questo è un progetto in corso. Finora sono stati aiutati dalla Caritas 150 persone ed altre 20 stanno usufruendo degli aiuti in queste settimane. Iniziato per ridare ad agricoltori e a piccoli artigiani la possibilità di riprendere le attività danneggiate in vario modo a causa del sisma; 3. sviluppo delle zone rurali; 4. completamento case per donne capo-famiglia.

 

IRAQ

La Caritas in Iraq continua a lavorare nonostante le difficoltà e la tragicità nella quale versa ancora e ancora il paese ed in particolare la comunità cattolica che sempre più spesso si trova ad assistere alla fuga all'estero dei suoi componenti. A ottobre 2008 Caritas Iraq ha lanciato un appello per l’acuirsi di un dramma all’interno del conflitto che affligge il Paese dal 2003. La grave fragilità delle istituzioni statali e delle condizioni di sicurezza ha creato una progressiva diminuzione della protezione delle minoranze e in particolare dei cristiani. Minacce, uccisioni, fuga 

dai villaggi di origine: ormai  molte decine di migliaia di persone  

hanno già abbandonato il Paese. Per cercare di limitare l’esodo, Caritas Iraq procede su due fronti: un’azione di protesta per l’illegalità diffusa e per riottenere le garanzie costituzionali, come la possibilità di elezione di deputati espressione delle minoranze. Per rendere effettivo questo diritto basilare è necessario frenare l’esodo con l’assistenza alle famiglie costrette a fuggire.

Caritas Iraq desidera porre all’attenzione con un appello urgente  

per 1.228 famiglie sfollate nella città di Mosul. Questa città si trova a 400 km a nord di Baghdad, in un’area critica dell’Iraq, al confine con il Kurdistan e la Siria ed è abitata da diversi gruppi etnici. La forte tensione soprattutto con la popolazione di etnia curda si riflette negativamente sulle famiglie cristiane della zona, sentite come estranee, e che già avevano subito minacce di morte o erano state poste nella necessità di diventare musulmane. I progetti che si stanno realizzando sono: 1. Well Baby Program: sostegno alimentare a minori denutriti e mamme in 12 centri. 2. Progetto

Volontari: per la formazioni di giovani alla solidarietà e alla cittadinanza attiva. 3. Programma di Aiuti Umanitari: viveri e assistenza sanitaria per  anziani, disabili, orfani. 4. Programma di emergenza per le famiglie sfollate. 5. Progetto Pace e Riconciliazione, con formazione alla risoluzione pacifica dei conflitti. 6. Progetto di integrazione delle persone disabili.

 

Un abbraccio di pace da Anna, Anna ed Emilia

Settore Emergenze Internazionali

Caritas Diocesana di Genova

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