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La riflessione di Don Marino Poggi

Perché parlare di povertà. “I poveri li avete sempre con voi” ci dice Gesù nel vangelo di Giovanni (12,8), ma noi non sempre ce ne accorgiamo, per cui è importante non solo aprire gli occhi, per vedere attraverso la loro presenza la Presenza di Colui che ha fatto propria ogni povertà, ma anche, amando le loro persone, per lasciarci amare dalla Fonte di ogni bene.

Incontrare i poveri allora è perpetuare nella storia l’incontro con il Maestro di ogni relazione autentica, il quale, attraverso l’incontro con i poveri, vuole insegnarci ad amare, a partire dalla nostra impotenza.

Ecco perché parlare della povertà: per vedere fino in fondo certi abissi di ingiustizia, di disuguaglianza, di sfruttamento, di razzismo. Si tratta però di un parlare informato, non limitato al caso che ci ha colpito e ha scosso i nostri sentimenti, quindi un parlare frutto di studio e che vuole incidere pur nella difficoltà, nei meccanismi perversi che schiacciano e deturpano l’uomo.

“Madonna povertà”, l’innamorata di San Francesco, è apparsa al suo volto in tutto il suo splendore nella persona del lebbroso di Assisi e Francesco è sceso da cavallo per abbracciarla e baciarla. Però lo status sociale del ricco figlio del commerciante di stoffe era già stato sottoposto ad una forte critica nel cuore del poverello.

Parlare di povertà, per guardarla in faccia, significa interrogarsi su ciò che spesso è scontato: le divisioni sociali, le impotenze di tutte le minoranze, gli sfruttamenti ammantati di benevolenza.

Se vogliamo pacificamente lottare contro la povertà e la esclusione sociale, abbiamo compiti previi da assolvere.

L’orizzonte è veramente vasto ed è percorribile da gente esperta, però tutti abbiamo qualche possibilità di intervento: dal soccorso per strada con l’elemosina classica, che ha più di una controindicazione, alla partecipazione a qualche progetto di sostegno, all’offerta di tempo per il volontariato alla mensa, a quanto lo Spirito suggerisce a favore dei poveri nascosti dei nostri quartieri. Tuttavia è l’interesse vivo e sofferto per l’ingiustizia della povertà a creare un clima migliore di accoglienza e nello stesso tempo a renderci critici sul nostro sistema. Cosa facciamo per favorire più equità, per invogliare tutti ad una maggiore giustizia fiscale, per riscoprire la giustezza del sistema sociale finanziato dalle nostre tasse, a cui non possiamo sottrarci?

Sappiamo che le perplessità circa il bene comune, così come è perseguito, non mancano, ma guai a sottrarci al dovere di costruire insieme il bene di tutti!

Il cristiano non si appartiene, perché il suo Signore non si è appartenuto, si è donato per tutti noi.
 
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