PROTEZIONE E RIABILITAZIONE. Il Gemellaggio, Chiesa che si fa prossima

L'idea dei gemellaggi nella Chiesa Italiana è emersa fin dai primi anni ‘70 e venne sperimentata da Caritas Italiana, in modo ampio, a partire dal terremoto del Friuli nel 1976, seguendo le intuizioni di Mons. Giovanni Nervo.

Quell'evento sismico causò ingenti danni: oltre mille morti, molte decine di migliaia di senza tetto, interi paesi sconvolti con popolazioni costrette all'esodo, Chiese e strutture pubbliche distrutte. Si produsse allora una autentica gara di solidarietà, confluirono molti soldi e molte cose; ma si avvertì immediatamente che il periodo del disagio si sarebbe prolungato per molti mesi, forse per anni. Apparve per contro chiaro che il bisogno della popolazione - non solo bisogno materiale, ma bisogno di attenzione, di vicinanza, di affetto - sarebbe durato, anzi sarebbe cresciuto nel tempo.

Fu allora che la Caritas Italiana lanciò alle Diocesi italiane - e in particolare alle Caritas diocesane - la proposta di assumere un legame permanente con la popolazione di un particolare paese o cittadina; l'impegno di starle accanto per tutto il periodo richiesto fino al ritorno alla normalità, di leggere insieme i bisogni che emergevano, di rispondere ad esse nella misura del possibile, di sollecitare per il resto l'opinione pubblica e le pubbliche autorità, di garantire in ogni caso la vicinanza e quel calore umano che molte comunità avrebbero richiesto anche a causa della contestuale perdita di persone care.

I gemellaggi in Friuli hanno continuato anche dopo il ritorno delle popolazioni nei rispettivi paesi dopo un lungo periodo di diaspora e si sono trasformati sempre più in rapporti reciproci di amicizia, collaborazione, scambi di esperienze, crescita umana civile e religiosa, disponibilità ad allargare ad altre comunità la solidarietà sperimentata nel momento del bisogno.

L'esperienza del Friuli rese più facile l'arrivo di gemellaggi in analoghe situazioni di crisi umanitarie, sociali e strutturale in Italia e all'estero.


La compagnia e la condivisione
Nell'esprimere attenzione e solidarietà nei confronti delle realtà colpite da eventi calamitosi, le Caritas diocesane italiane, che negli anni hanno partecipato attivamente alla fase emergenziale e di accompagnamento di comunità colpite, hanno acquisito sempre più lo stile della compagnia e della condivisione, che ha comportato una sempre maggiore attenzione alle comunità locali ed alle loro potenzialità. Si è trattato di un vero cambiamento di prospettiva, che ha implicato il passaggio da un modello centrato sul bisogno da soddisfare - che definisce la comunità come bacino d'utenza - a quello centrato sulla competenza, che esalta le capacità e le risorse di cui dispone la comunità.


Il Piano Unitario di Prossimità
L’esperienza maturata ha suggerito a Caritas Italiana di adottare uno stile di “sinodalità” verso le Chiese particolari in emergenza, promuovendo un Piano Unitario di Prossimità finalizzato al coordinamento degli indirizzi e delle attività tra le Caritas diocesane italiane gemellate e le Caritas diocesane colpite al fine di garantire nel tempo:

- uno stile omogeneo d'indirizzo e di presenza;

- la valorizzazione di risorse e capacità presenti nelle Diocesi colpite;

- una sinergia tra le risorse umane individuate;

- l'ottimizzazione delle risorse economiche. 

Contatti

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Mail: segreteria@caritasgenova.it

Orario al pubblico: dal lunedì al venerdì ore 9 - 12.30