Centri di ascolto vicariali

I DATI 2018

Quante sono - e chi sono - le persone che si rivolgono ai Centri d’Ascolto? Cosa si aspettano? Che risposte ricevono? Cosa spinge una persona a recarvisi? Il pagamento di una bolletta è, abitualmente, la prima richiesta che le persone formulano agli operatori dei CdA. Il soddisfacimento, ovviamente, non risolve i problemi della famiglia. Ma chi chiede aiuto, travolto spesso da un quotidiano complesso e incerto, cerca di arrivare almeno alla soluzione di quel problema specifico: il pagamento di un’utenza scaduta. Dietro una bolletta non pagata c’è sempre una scarsità o assenza di reddito, talvolta dovute alla perdita del lavoro, talaltra a una continua precarietà di occupazioni, spesso in nero. Dietro un lavoro che non c’è può esserci la crisi economica, ma anche una fragilità psicologica, una subdola dipendenza, e dietro tutto questo ci può essere la crisi delle relazioni con la famiglia, la mancanza di rete familiare e sociale, la rassegnazione. L’aiuto materiale, pur doveroso, per essere efficace deve essere sempre accompagnato da un rapporto di positività, di rimessa in gioco, di ricostruzione dell’autostima. Nei Centri d’Ascolto si cerca di lavorare per questo, il più possibile in rete con tutte le risorse del territorio. Chi vi si reca, e continua a recarvisi, è forse perché, al di là della bolletta da pagare, trova un appiglio per restare nel gioco della vita.

Nel corso del 2018 nei 32 Centri d’Ascolto Vicariali si sono rivolte 8.272 persone, l’85% delle quali con una famiglia alle spalle per cui, considerando una media di 3 persone per famiglia, si può affermare che oltre 20.000 persone sono venute in contatto con un Centro d’Ascolto. L’affluenza, già da qualche anno, si è stabilizzata su cifre molto elevate. Rispetto al genere si osserva una progressiva e significativa “maschilizzazione” degli ospiti: nel 2008 gli uomini erano appena il 16%, nel 2012 il 30% e nel 2018 sono saliti al 48%. Italiani e stranieri, giovani e meno giovani, gli uomini hanno subito forse in misura maggiore il contraccolpo della crisi economica e, concluso il periodo di disoccupazione, in gran parte non hanno ritrovato alcun lavoro. Più facilmente le donne, anche colpite dalla crisi, trovano piccoli lavori a ore presso famiglie e presso anziani.

Per quanto riguarda la cittadinanza si osserva un 50% netto di persone italiane e tale percentuale, negli anni, non ha mai subito grosse oscillazioni. In passato si notavano significative differenze tra le problematiche delle persone straniere, essenzialmente legate a bisogni materiali immediati, e quelle delle persone italiane, più complesse e articolate, dalle dipendenze alle disabilità, dal conflitto familiare grave ai disagi psico-relazionali. Oggi c’è un graduale avvicinamento: tutti soffrono per problemi materiali anche molto gravi e anche le famiglie straniere presentano disagi legati alla sfera psicologica e relazionale.

L’analisi delle fasce d’età conferma una prevalenza di persone in età fertile e lavorativa, gli over 65 sono appena il 13% e spesso con figli adulti a carico, mai divenuti autonomi. Già dal 2000 l’analisi dei dati dei Centri d’Ascolto aveva rilevato molte situazioni di “adolescenza protratta”, spesso accompagnata da bassa scolarità. Si rileva sempre una multiproblematicità e/o un effetto domino tra i vari problemi delle famiglie: mancanza o scarsità di lavoro e quindi di reddito, conseguente sfratto, accompagnato da stati d’ansia, salute compromessa, perdita di fiducia. I disagi economici dei genitori hanno spesso ripercussioni sul rendimento scolastico dei figli, provocando talvolta l’abbandono degli studi.

LE RISORSE UTILIZZATE
I Centri d’Ascolto hanno utilizzato il 66% circa delle proprie risorse economiche per il sostegno alla conduzione della casa (pagamento di affitto, spese d’amministrazione e utenze). Tale percentuale, negli ultimi anni, ha spesso superato il 70%, nel 2004 era del 50%. Si stima che lo sfratto esecutivo riguardi il 10% circa delle famiglie incontrate nei CdA. La percentuale destinata alle spese sanitarie (farmaci, tickets…) si è stabilizzata sul 5%, nel 2000 superava l‘8%. Aumentata nel tempo anche la percentuale delle spese per la scuola, nel 2018 del 2,7%. Grosso aumento anche delle spese per il lavoro, dal finanziamento di attivazioni sociali all’acquisto di strumenti di lavoro, la cui percentuale è passata dallo 0,7% del 2003 al 4,3% del 2018.



A cura dell’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse Caritas Genova

 

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