Centri di Ascolto Vicariali. I dati 2019

di Lucia Foglino
responsabile Osservatorio delle Povertà e delle Risorse / Caritas Genova

Un altro anno di lavoro per i Centri d’Ascolto Vicariali, un altro anno ricco di incontri, relazioni, solidarietà. Dati, impressioni e percezioni ci invitano ancora a riflettere.

LA PRESA IN CARICO
Tutte le persone che si presentano ai Centri d’Ascolto vengono ascoltate, ma spesso la richiesta è una semplice informazione, un indirizzo o una pretesa che non può essere soddisfatta in alcun modo, per cui non c’è, da parte del Centro, una vera e propria presa in carico. Durante il 2019 sono state 1.866 le persone che sono semplicemente transitate presso i Centri d’Ascolto. 5.404 sono state le persone prese in carico e di queste le persone aiutate anche con un contributo economico sono state il 3.795, il 70,2%. Il contributo medio a persona è stato di 339,50 euro. Per le altre, il sostegno è stato di tipo diverso: attivazione di aiuto pubblico, creazione di rete, sostegno amministrativo per pratiche burocratiche

L’ANDAMENTO
Rispetto allo scorso anno il numero delle persone aiutate anche economicamente è diminuito del 6,7%. La diminuzione è un dato comune a tutte le regioni ecclesiali italiane dove, mediamente, è stata del 10% circa. Questo non significa che la povertà sia diminuita: il numero delle persone prese in carico rimane molto elevato e inoltre si osserva che non è diminuito il numero medio degli ascolti per persona e il tempo dedicato a ciascuno: mediamente 4,5 ore di ascolto all’anno per persona, escluse eventuali attività di distribuzione. Ciò può significare che non è diminuita la gravità delle situazioni. Il Reddito di Cittadinanza non è stato risolutivo per nessuno ma ha sicuramente offerto una boccata d’ossigeno per le persone e le famiglie in difficoltà. A Genova, a Dicembre 2019, erano 9.681 le persone con Reddito o Pensione di Cittadinanza. Si è verificato che, soprattutto per le persone sole, il Reddito di Cittadinanza ha portato un forte sollievo, almeno dal punto di vista economico.

IL LAVORO DI RETE
Per tutti la presa in carico ha comportato un lavoro complessivo di coinvolgimento di risorse pubbliche e private, l’incoraggiamento all’attivazione di tutto il potenziale della persona e della famiglia anche con l’individuazione di possibilità di formazioni professionali, l’avvio di iter per l’ottenimento di sostegno pubblico. Eventuali attività di distribuzione avvengono, di solito, in luoghi e in orari diversi da quelli dell’ascolto e in rete con altre realtà di solidarietà sociale del territorio, anche a livello parrocchiale.

CHI SONO LE PERSONE ASCOLTATE?
Quest’anno, per la prima volta, gli uomini hanno superato le donne con il 50,2% delle presenze. 10 anni fa la presenza maschile raggiungeva appena il 30%; dal 2007, anno in cui si intende l’inizio della crisi economica, ha cominciato a crescere significativamente. Negli ultimi 10 anni il volto di chi si presenta ai Centri d’Ascolto si è sensibilmente “maschilizzato”. 

Gli stranieri sono il 49% circa e la loro presenza, negli anni, non è mai stata superiore al 50%. Di questi, il 4,6% ha oltre 65 anni, una percentuale bassa ma significativa: si tratta di persone immigrate da molti anni che, dopo una vita lavorativa magari discontinua, si trovano, spesso in seguito alla crisi economica, in disagio economico.

Le persone anziane sono poco meno del 12%. Molte di queste chiedono aiuto per i figli. Il 91% delle persone ha un carico familiare, spesso figli adulti e disoccupati. Pochissime sono le famiglie molto numerose, talvolta è il mantenimento di un solo figlio che pone gravi problemi, non solo economici, a famiglie fragili o già fortemente provate.

COSA CHIEDONO LE PERSONE? DI COSA HANNO BISOGNO?
Le richieste più frequenti sono l’aiuto economico per il pagamento di utenze o affitti e la ricerca di lavoro. Le situazioni di sfratto imminente per morosità sono poco meno dell’8% del totale. L’emergenza abitativa, oggi, nella nostra città, è uno dei problemi più gravi e diffusi. Le urgenze del cibo e del non perdere la casa, purtroppo, oltre a creare nelle persone stati d’ansia e depressioni, fanno passare in secondo piano altre esigenze importanti, i cui effetti sono visibili nel lungo termine: si è osservata una crescente rinuncia alle cure mediche non strettamente necessarie, come il dentista o la fisioterapia. Non sono tanto le richieste a determinare i bisogni quanto le non-richieste, i bisogni non espressi, talvolta nemmeno riconosciuti. L’atteggiamento di resa è un forte alleato del disagio sociale. La fragilità psicologica delle persone, purtroppo, è sempre più rilevata, talvolta in modo veramente grave e risulta uno degli ostacoli più ingombranti per poter fare, in rete con le risorse del territorio, un progetto di promozione sociale della persona.

IL LAVORO DEI CDA TRA LIETO FINE E CRONICITÀ
La percentuale delle persone che si sono presentate per la prima volta nel corso dell’anno è di circa il 22%. Tra il 2007 e il 2012, gli anni riconosciuti come i peggiori per la crisi economica, tale percentuale ha superato il 30%. Il 49% degli ospiti è conosciuto e seguito da 2 anni, il 25% circa da almeno 5 anni, il 14% da 8 anni e il 12% da oltre 8 anni. Quasi 1/4 delle persone quindi sembra presentare i caratteri della povertà cronica. 

Non è facile “contare” chi non si è più presentato ai CdA e perché. In base alle date di apertura e chiusura delle schede e, soprattutto, alle percezioni degli operatori, si può affermare che il 20% delle persone, dopo 2 o 3 anni, riesce a vedere risolta almeno la fase più critica del proprio disagio e, di queste, la metà in modo definitivo. È poco? È tanto? La certezza è che tutti hanno le potenzialità per farcela: compito dei CdA, prima di tutto, è farne prendere coscienza

 

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