Cronache dal sisma. Continua l'esperienza...

La seconda corrispondenza di Matteo Lanza, operatore di Caritas Genova nelle Marche colpite dal terremoto. Un lavoro quotidiano, che per sei mesi lo vedrà al fianco delle popolazioni, delle comunità parrocchiali, degli enti locali, insieme a Caritas Marche e in rappresentanza della Delegazione delle Caritas Liguri.   

DENTRO AL TERRITORIO, CON LE PERSONE.
di Matteo Lanza

Dopo alcuni giorni dal mio arrivo, Andrea e Sonia del NOE - Nucleo Operativo Emergenze di Caritas Marche chiedono alla Delegazione delle Caritas Liguri di appoggiare nell’azione di mappatura del territorio la giovane équipe della Diocesi di Camerino, una delle diocesi marchigiane più coinvolte, con 30 comuni colpiti su 32. L'Équipe è guidata dal direttore Don Luigi Verolini e da suor Gina Masi, responsabile della pastorale giovanile e della mappatura: ne fanno parte Beatrice, Tania, Serena, Giulia, Corrado più Nicoletta della diocesi di Cremona. Nei primi incontri si fissano le linee guida per la mappatura sui territori colpiti dal sisma e per la fase successiva in cui si incontreranno gli sfollati nei vari hotel e camping di Civitanova Marche, Porto Sant’Elpidio e Morovalle dove sono state accolte tante persone provenienti dai comuni di Castelsantangelo sul Nera, Caldarola, Camerino, Muccia, Pieve Torina, Ussita, Visso e gli altri comuni appartenenti alla Diocesi di Camerino. L’azione di mappatura delle esigenze socio-economiche e socio-pastorali consiste nel visitare il territorio diocesano andando a parlare sia con le istituzioni comunali come il sindaco, gli assessori, i responsabili degli uffici pubblici, i referenti della protezione civile locale, sia con i parroci e i loro collaboratori, le associazioni parrocchiali e vicariali, per capire la situazione del territorio prima e dopo le varie scosse di agosto e ottobre, aggravate da quelle di gennaio e febbraio e dalle abbondanti nevicate degli ultimi giorni di gennaio. 

(Castel Sant'Angelo)

DIOCESI DI CAMERINO. GLI INCONTRI CON LE ISTITUZIONI…

Iniziamo le nostre visite conoscitive. Incontriamo la vice sindaco di Caldarola, che ci restituisce un quadro dettagliato della situazione nel proprio comune; il sindaco e il responsabile della protezione civile di Camporotondo di Fiastrone; diversi assessori e responsabili della protezione civile dei comuni di Apiro, Cessapalombo e Visso; il sindaco di Belforte del Chienti, nell’unico ufficio del comune ancora agibile; il sindaco di Muccia in un container ancora in costruzione, ma con gli uffici comunali già operativi; l’assessore alle politiche sociali e alla cultura del Comune di San Severino Marche che ci accoglie nell’ufficio che condivide con il capo della Polizia Locale e ci racconta con trasporto la situazione dei suoi concittadini e delle attrazioni turistiche che ormai sono molto ridotte. In particolare, l’assessore al patrimonio dello stesso Comune, che è anche membro del consiglio Pastorale e responsabile di Azione Cattolica, ci accoglie in un ufficio dell’Azienda Elettrica del paese e ci fa un’analisi particolareggiata e, nello stesso tempo, molto grave della situazione del Comune: sottolinea che il bisogno maggiore non è quello economico ma quello di essere affiancati da persone esterne capaci perché, in un modo o nell’altro, i residenti del luogo sono coinvolti in prima persona, anche emotivamente e quindi non pienamente in grado di valutare la situazione con lucidità di pensiero.

 


…E QUELLI CON LA CHIESA LOCALE.

In parallelo, incontriamo molti parroci, i loro collaboratori, quel che resta delle loro comunità. Nei moduli prefabbricati che sostituiscono la chiesa, conosciamo il parroco di Caldarola, don Vincenzo Finocchio, il quale ci racconta in maniera ancora molto viva le sensazioni che ha provato durante i terremoti del 26 e del 30 ottobre e la vicinanza con i suoi parrocchiani, soprattutto con quelli sfollati. Il racconto della situazione e l'analisi del momento sono molto accorati, ma lucidi nel centrare le varie situazioni. Ci mostra il container donato dalla diocesi di Cremona dove è stata messa la sede provvisoria della Caritas parrocchiale e il modulo abitativo che gli è stato donato da una famiglia emiliana. Le referenti della Caritas parrocchiale e la responsabile dell’Oratorio ci portano come problema principale la mancanza di alloggi sul territorio - visto che gran parte del centro storico è in zona rossa e tante sono le abitazioni inagibili - e la mancanza di luoghi di aggregazione -  poiché la chiesa parrocchiale e le altre chiese hanno subito la stessa sorte del centro storico.

Incontriamo i vari parroci e religiosi della vicaria di San Severino Marche: conosciamo don Giovanni Staffolani, parroco ottantenne di Apiro che in un pranzo lungo, ma molto interessante, ci racconta non solo la situazione della sua parrocchia, ma anche quello che ha vissuto nei giorni del sisma e come ha condiviso questa esperienza con i suoi parrocchiani. Si ritiene fortunato perché una famiglia della parrocchia gli ha dato in uso la casa vuota della madre, inoltre ha come aiuto pastorale un sacerdote statunitense benedettino, padre Michael Joseph Farrell, di 84 anni.  Don Nazzareno Binanti parroco di Frontale, frazione di Apiro, vive da solo nella canonica della sua chiesa che è inagibile. Mentre parliamo con lui ci cade l’occhio su una grossa crepa, ma ci assicura che non è nulla di grave e che ci convive dal 24 agosto! Il suo racconto si incentra sul fatto che il terremoto ha accelerato lo svuotamento del paese, già in atto da alcuni anni. Ovunque, troviamo chiese e strutture parrocchiali inagibili cosicché è molto complicato poter proseguire le attività e il catechismo dei ragazzi, anche perché, molti di loro sono sfollati, così come molti dei membri dei vari consigli pastorali sia parrocchiali che interparrocchiali. Quello che lascia piacevolmente colpiti è che, nonostante quasi tutti i parroci siano già in età avanzata, non si piangono addosso e sono pronti a ripartire anche con le parrocchie dimezzate, purché appoggiati dal Vescovo e dalla Diocesi.

Don Gianni Fabrizi è parroco di Muccia. Quando arriviamo in paese ci accoglie un muraglione di contenimento completamente crollato e transennato, più avanti mezzi dei Vigili del Fuoco intenti a tirare su puntelli di legno preparati da un’altra a squadra che si trova poco oltre. Arrivati all’Eremo del Beato Rizzerio, troviamo una scritta posta sulla facciata della struttura d’accoglienza: “Vieni pure da me quando ti pare e parla con me come con un amico, perché tu mi sei carissimo”, citazione da S. Francesco d’Assisi al B. Rizzerio. Ci sembra che mai frase possa essere più azzeccata per il servizio che stiamo facendo per la comunità diocesana. Il parroco però è stanco e sfiduciato: gli interventi a suo modo di vedere sono stati insufficienti e poco tempestivi.

 

(Visso)

NEL CRATERE DEL TERREMOTO
Nei giorni successivi ci inoltriamo nel cosiddetto cratere del terremoto e facciamo degli incontri interessantissimi con i responsabili degli uffici tecnici dei comuni di Ussita e Castel Sant’Angelo sul Nera (epicentro del 26 ottobre) che ci danno una tanto drammatica quanto lucida ricostruzione del momento del terremoto e una lettura della situazione attuale molto problematica visto che nei due comuni è inagibile oltre il 90% degli immobili, mentre gli altri si trovano in piena zona rossa e, di conseguenza, sono inutilizzabili. Quello che impressiona di più, in realtà, è l’aspetto spettrale dei paesi e del paesaggio che percorriamo per raggiungere i due comuni. costellato da massi grossi come scooter, caduti dai monti a causa delle scosse, sparsi ovunque lungo i campi che costeggiano la strada. Eppure, salta agli occhi e tocca il cuore è il clima positivo che si respira negli uffici comunali.

Infine andiamo a parlare col vicesindaco del comune di Visso dove hanno appena riaperto gli uffici nell’ex piscina comunale, il quale ci racconta come ormai riescano a muoversi in autonomia dopo aver avuto un appoggio fondamentale dalla Protezione Civile Nazionale. Il dato che più vuole sottolineare è che quasi tutte le persone sfollate sulla costa, circa 950, hanno fatto richiesta per le famose casette di legno per poter tornare il prima possibile nel proprio paese.

Ultima tappa è l’incontro con don Gilberto Spurio, parroco di Visso, con il quale si fa il punto della situazione delle persone che sono rimaste in paese per badare agli animali, come a Ussita e Castel Sant’Angelo, e dell’arrivo dei container abitativi che, essendo una soluzione assolutamente temporanea, costringerebbero gli sfollati a vivere a stretto contatto, avendo anche i servizi in comune; per questo motivo molti, soprattutto anziani e famiglie con figli piccoli, preferiscono rimanere sulla costa. Don Gilberto è un fiume in piena e ci racconta aneddoti e situazioni vissuti in questi ultimi 4 mesi.

 

(Un momento di comunità)

DIOCESI DI FERMO. IL LAVORO SULLA COSTA
In parallelo continuiamo il lavoro con l’équipe della Diocesi di Fermo sulla costa dove, quotidianamente, incontriamo gli sfollati dei Comuni sopraccitati e dove si sta instaurando un rapporto di reciproca conoscenza e fiducia. Stiamo cercando di ricompattare le diverse comunità che sono sparpagliate per i vari camping e alberghi organizzando, sempre più spesso, occasioni di incontro e svago e notiamo con piacere che chi ha mezzi di trasporto si rende volentieri disponibile per accompagnare chi non ha la possibilità di spostarsi. In questo senso si è rivelata un’ottima occasione la festa di Carnevale che ha coinvolto le nonne e le mamme nel confezionamento dei vestiti per i bambini, nella preparazione degli addobbi, rigorosamente fatti a mano, e nell’organizzazione del rinfresco, per il quale ognuno ha fatto qualcosa. Non mancano certo malumori causati dalla stanchezza del momento e dalla convivenza forzata, ma spesso basta un sorriso e nuove persone che aggiungono la propria collaborazione per risolvere e andare avanti.

Sfida degli ultimi giorni è quella lanciata da don Andrea Andreozzi, parroco a Porto Sant’Elpidio, che ha proposto di organizzare la Via Crucis non sulla strada principale, come da tradizione, ma sul lungo mare che collega i due maggiori campeggi della città dove vivono, ormai da molti mesi, gli sfollati dell’interno coinvolgendoli, insieme ai residenti del quartiere, anche nella preparazione delle singole stazioni. Tutti qui speriamo che la Quaresima, insieme alla resurrezione di Gesù, ci doni anche la partenza dei lavori dei villaggi provvisori dei vari Comuni di origine e con il conseguente avvio di nuove prospettive per tutta questa gente.

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